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Un governo globale per gli organismi geneticamente
modificati.
di Alessandro Ovi
Piante e animali diversi da quelli normalmente esistenti in natura
a seguito di interventi delluomo non sono una vera novità.
Già dalla fine del XIX secolo, scienziati ed agricoltori avevano
iniziato a produrre piante con nuove caratteristiche tramite libridazione;
un processo piuttosto lento fatto di incroci e di selezione tra varietà
esistenti per produrne di nuove. Da allora, una grande quantità
di frutta, ortaggi, cereali, sono di fatto «ibridi».
Dalla metà degli anni Novanta risultati migliori, in termini
di qualità del prodotto e della rapidità nel raggiungimento
dei risultati desiderati, vengono ottenuti con gli organismi geneticamente
modificati (OGM), coltivazioni in cui sono state inserite caratteristiche
particolari utilizzando tecniche di biotecnologia; tecniche che intervengono
direttamente sul DNA degli organismi interessati e grazie alle quali
si possono ottenere, a grandi linee, tre tipi di risultati: rese produttive
migliori; maggiore resistenze ai parassiti senza uso di prodotti chimici;
minore dipendenza del raccolto dalla disponibilità di acqua.
Su queste basi la biotecnologia applicata allagricoltura si
è rapidamente diffusa nel mondo. Nel 2002 erano già
stati seminati con OGM 58 milioni di ettari per motivi commerciali
o di sperimentazione in oltre 40 paesi. La maggior parte di queste
colture riguarda soia, granoturco, cotone, ortaggi e frutta, pomodori
e banane e ora, grazie a progressi recenti, anche riso. I più
grandi coltivatori, di coltivazioni con OGM, sono gli Stati Uniti
con il 68 per cento seguiti da Argentina, Canada e Cina. Si assiste
anche a una forte crescita in molti paesi in via di sviluppo.
In Europa la situazione è molto diversa, e questa volta non
per carenza di ricerca o di sviluppo industriale, ma perché
una fortissima resistenza nella pubblica opinione ha portato a una
moratoria nellintero settore della biotecnologia applicata allagricoltura.
I piu recenti sondaggi dellEurobarometro mostrano che, mentre
vi è un certo ammorbidimento della opposizione alle biotecnologie
nel campo della medicina, perché si spera in reali progressi
terapeutici, i cibi derivanti da OGM sono percepiti solo come portatori
di rischi e di nessun beneficio.
Ciò ha causato uno stallo nel processo di autorizzazione alluso
di OGM e ha avuto un impatto negativo diretto su tutto il processo
di ricerca per la produzione di nuovi semi e sulla sperimentazione
agricola. Eppure il sistema di regolamentazione di questa materia,
disposto dalla Commissione Europea fin dal 1990, è stato progettato
per essere uno dei più dettagliati e trasparenti al mondo.
Si tratta di un sistema orientato a:
- garantire un livello molto elevato di protezione per la salute delluomo
e per lambiente;
- dare un quadro normativo certo a operatori industriali e agricoli;
- tener conto delle preoccupazioni di tipo sanitario ed etico;
- offrire una larga possibilità di informazione e scelta ai
consumatori.
Ma, malgrado tutto ciò, la «macchina produttiva»
ancora non parte. Anzi, lo studio recente Review of GMOs under Research
and Development and in the Pipeline in Europe ha rivelato che il 39
per cento delle società e dei centri di ricerca attivi in Europa
ha cancellato progetti legati agli OGM negli ultimi quattro anni.
La tendenza a cancellare è assai più marcata nel settore
privato (61 per cento) che in quello pubblico (21 per cento). Il numero
delle sperimentazioni sul campo, che in Europa era cresciuto rapidamente
dal 1991 al 1998, è oggi crollato, dal 1999, del 76 per cento.
I capitoli sui quali la normativa interviene sono la garanzia della
sicurezza (safety), il riconoscimento della provenienza (traceability),
linformazione al consumatore sulletichetta del prodotto
(labeling). Tutti punti sui quali si è oramai raggiunto un
buon livello di consenso, che dovrebbe permettere anche allindustria
e alla agricoltura europee di entrare, con le dovute garanzie, nel
mondo degli OGM. Ma è in corso un nuovo dibattito, molto acceso
su un ulteriore argomento, quello della vicinanza tra colture OGM
e colture tradizionali. È il tema della proximity.
Specialmente i coltivatori di prodotti «organici» o «biologici»,
quelli che sacrificano in parte la produttività del terreno
a favore della totale assenza di fertilizzanti o di antiparassitari
chimici, sentono il pericolo di prodotti nati da OGM nei terreni vicini,
che potrebbero diffondersi con effetti contaminanti. Nessuno può
infatti garantire che una piantagione a base di OGM non diffonda i
suoi semi col vento. Il problema è tanto delicato che anche
negli Stati Uniti vi sono stati nei quali si discute di una moratoria
agli OGM per non perdere la possibilità di esportare prodotti
organici in paesi dove gli OGM sono ancora banditi.
La discussione sugli aspetti critici delle biotecnologie in generale,
e degli OGM per lagricoltura in particolare, ha luogo in una
moltitudine di forum internazionali. La biosicurezza è trattata
dal Protocollo di Cartagena, la biodiversità dalla Convenzione
sulla Diversità Biologica (CBD), lagricoltura dalla Organization
for Food and Agricolture (FAO), lanalisi di rischio dei cibi
derivanti dalle moderne biotecnologie nel Codex Alimentarius di FAO
e WHO (World Health Organisation), la protezione delle piante dalla
International Plant Protection Convention (IPPC), lo sviluppo dei
documenti per il consenso dalla OECD.
Il numero crescente di iniziative internazionali riflette le diverse
preoccupazioni e linsieme delle controversie che circondano
le biotecnologie e solleva problemi di fondo riguardanti il governo
di problemi a impatto globale. Ciascuna delle organizzazioni elencate
gioca un ruolo molto importante nellarea di sua specifica competenza;
nessuna tuttavia, da sola, è in grado di offrire un Forum adeguato
a promuovere un dialogo aperto e trasparente a tutte le parti interessate.
In assenza di una sede di questo tipo esiste, forte, il rischio che
il dialogo internazionale, su argomenti tanto critici, finisca per
essere troppo frammentato e incoerente. Un dialogo per altro importantissimo,
soprattutto quando, e questo è il nostro caso, le preoccupazioni,
le paure, le speranze dei popoli di paesi e di regioni diverse vanno
in direzioni tanto divergenti.
In particolare per quanto riguarda lEuropa, la costruzione,
ancora in corso, del quadro normativo è guardata con molta
attenzione da molti altri paesi che hanno già espresso preoccupazione
e riserve sulla legislazione attuale e sui suoi sviluppi. Nel novembre
2002, allincontro della Commissione sugli Accordi Fitosanitari
del WTO, Stati Uniti, Canada, Argentina e Filippine hanno manifestato
le loro preoccupazioni sul protrarsi della approvazione di norme definitive
per gli OGM in Europa e sulla loro compatibilità con quelle
WTO.
Siamo di fronte a una vera e propria battaglia scientifica che è
diventata subito politica, dove interessi e valori diversi si mescolano
in modo complesso. Alla lista delle caratteristiche positive prima
indicate e sostenute con eguale vigore dalla grande industria agrobiochimica
e anche da una parte di consumatori, si contrappone una serie di obiezioni
di gruppi di protezione dellambiente e dei consumatori, raggruppabili
in tre filoni: sicurezza, accesso ai brevetti, etica.
Sicurezza: si temono effetti negativi sulla salute umana quali la
creazione di allergeni, il trasferimento di resistenza agli antibiotici,
o, molto più semplicemente, si teme lignoto in quanto
tale. Ci si preoccupa per lambiente violato allorigine
stessa della sua natura, con effetti ignoti su altri organismi e su
tutto il sistema della biodiversità vegetale e animale.
Accesso ai brevetti: si pensa che poche grandi aziende arrivino a
dominare sia la ricerca sia la produzione mondiale di cibo e che si
rafforzi lassoggettamento dei paesi poveri a quelli ricchi.
Scienziati dellUniversità del Costarica, per esempio,
hanno modificato geneticamente un tipo di riso per renderlo resistente
a un virus che rappresenta un grave problema ai Tropici.Tuttavia,
lUniversità, prima di poter rendere disponibili i suoi
risultati agli agricoltori, dovrà ottenere i diritti su ben
34 brevetti di aziende private che interessano varie fasi del processo
produttivo. E ancora, anche negli Stati Uniti, circa il 45 per cento
dei centri di ricerca universitari che si occupano di questi argomenti
dicono di avere problemi a ottenere semi per sperimentazione dalle
società produttrici.
Etica: si criticano la violazione del valore intrinseco degli organismi
naturali e il «giocare» con la natura mescolando tra loro
geni di specie diverse. Poche parole, queste, per accennare solamente
a differenze culturali profonde che, sempre più spesso, si
intrecciano con valutazioni di natura scientifica, tecnologica ed
economica.
Si tratta quindi di un problema che ha molte facce diverse. La pervasività
degli OGM, il loro impatto economico e sociale, richiederebbero nuovi
modi di definire regole condivise su scala globale, pur nel rispetto
della piena legittimità di punti di vista diversi. Un compito
difficile, perché il risolvere i problemi legati agli aspetti
legali non risponde da solo allo scopo, quando si è in presenza
di preoccupazioni pubbliche che portano ormai a conflitti quasi ideologici
e a una radicalizzazione delle posizioni che ne rende molto difficile
la conciliazione.
Serve quindi anche uno sforzo nuovo sul fronte della comunicazione,
il che vuol dire, prima di tutto, offrire una informazione neutrale
rispetto agli interessi in gioco, quando è ben chiaro che la
parola neutrale non significa per tutti la stessa cosa.
Lo EU-US Biotechnology Consultative Forum avviato nel maggio 2000
dal presidente Prodi e dal presidente Clinton, resta un esempio forse
unico di un gruppo di esperti indipendenti che rappresentano modi
diversi di intendere i problemi sulle due sponde dellAtlantico.
Il Forum è stato occasione di un esercizio molto utile a promuovere
comprensione e consenso su alcuni dei temi più delicati del
mondo delle biotecnologie. Tenendo ben conto del fatto che molte delle
controversie riguardano argomenti in continua evoluzione, il Forum
ha fornito un certo numero di raccomandazioni sul come costruire un
quadro normativo comune, ma ha anche indicato nuove linee di lavoro
e analisi. La Commissione Europea ha costruito la sua posizione rendendo
pubbliche le raccomandazioni ricevute e dichiarando la sua ferma volontà
di proseguire il dialogo verso una soluzione condivisa.
Al Summit di Okinawa del luglio 2000, il G8 ha convenuto sulla opportunità
di esplorare, in accordo con le parti interessate, includendo ovviamente
il corpo scientifico accademico, il modo migliore di integrare la
migliore conoscenza scientifica disponibile nel processo globale di
costruzione del consenso. Dopo l11 settembre la maggior parte
della attenzione del G8 si è spostata ai temi della sicurezza
e largomento della sicurezza alimentare e degli OGM è
stato rinviato. Ma linteresse resta comunque elevatissimo; a
fine gennaio 2003 la conferenza organizzata a Bruxelles dalla Commissione
Europea ha visto la partecipazione di oltre novecento scienziati,
rappresentanti di governo, organizzazioni non governative, industria
e media.
È evidente che non si può più fare a meno di
un Forum Consultivo Multilaterale per facilitare un dialogo aperto
e bilanciato tra tutte le parti in causa ed evitare la duplicazione
dei lavori in corso in diverse sedi internazionali. La Commissione
Europea si è impegnata a perseguire questo obiettivo verificando
la disponibilità dei suoi partners commerciali nel partecipare
a questo tipo di dialogo, sostenendo una rassegna indipendente di
tutta la conoscenza disponibile in materia, con particolare attenzione
al contesto dei paesi in via di sviluppo. |
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